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State of Play di ottobre


Lo State of Play di questo mese non è stato uno dei migliori, la stessa Sony aveva precedentemente abbassato le aspettative, ma nonostante ciò, dei vari titoli mostrati, soltanto uno di questi ha catturato il mio interesse. Durante l’evento non sono stati né mostrati, né annunciati titoli first party, il focus in questo caso era solamente per i giochi terze parti, con una buona percentuale di indie, sempre ben accetti.


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Lo State of Play si apre con Deathverse: Let It Die, un survival action multiplayer free-to-play ambientato nello stesso universo di Let It Die, il gioco del folle Suda51 anch’esso free-to-play, sviluppato da Supertrick Games. Il gioco si presenta abbastanza bene, con un trailer che mostra fin da subito l’eccentricità tipica dei titoli di Suda51.


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La presentazione continua con We Are OFK, una serie biografica musicale divisa in cinque episodi, nella quale si seguirà la storia di una band indie pop, l’OFK appunto. Inaspettatamente è stato anche annunciato un nuovo aggiornamento del “particolare” Bugsnax, e in seguito, per l’ennesima volta, Five Nights at Freddy’s: Security Breach, una serie molto amata e popolare negli Stati Uniti. Dopo il trailer corposo di FNAF, è stato confermata l’uscita di Death’s Door su PS4 e PS5 per il 23 Novembre, un indie veramente interessante, ed è stato anche annunciato l’anno di uscita (2022) di KartRider Drift, titolo poco originale che ricorda fin troppo Mario Kart. Nella parte finale dell’evento è stata annunciata l’Open Beta di King of Fighters XV, First Class Trouble (molto simile ad Among Us), e a sorpresa Star Ocean The Divine Force, il nuovo capitolo della serie che dovrebbe uscire il prossimo anno; un po’ anonimo e poco ispirato, almeno nel trailer, sembra che non punti molto al comparto grafico e tecnico, dato che le animazioni non sono molto entusiasmanti. Infine lo State of Play si è chiuso con Little Devil Inside, il gioco più affascinante dell’intero evento.


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Commento:


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Da questo Show in realtà non emerge nessun gioco. Non è la prima volta che Sony compie dei passi falsi per ciò che concerne la comunicazione, ovviamente non per la quantità di giochi o la qualità, soprattutto delle esclusive. L'introduzione degli State of Play, che prendono spunto dai Nintendo Direct, avvenuta qualche anno fa non convince più di tanto nella forma e nel contenuto. Spesso sono presenti gli stessi titoli, come FNAF, Deathloop e così via, quasi per riempire dei buchi e allungare la durata dell’evento. La stessa presentazione non è delle migliori; la durata dei trailer, lo spazio dedicato ad alcuni titoli, indicano un’assenza di idee, tutto per questo motivo appare molto casuale e poco omogeneo, senza essere fluido, le criticità del PlayStation Showcase continuano quindi a permanere. Little Devil Inside spicca nonostante il trailer probabilmente meno riuscito fino ad ora, sembra infatti che vi siano stati molti cambiamenti rispetto al progetto iniziale, ma resta comunque un indie molto originale e con un’ottima direzione artistica, questo indica però la scarsa qualità di questi eventi così seguiti.


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Questo processo di occidentalizzazione di Sony ha modificato profondamente la grande major, è ben visibile e percepibile la comunicazione più statunitense e poco nipponica, se non è del tutto scomparsa ormai quest’ultima. Bisogna accettare che l’identità originaria a questo punto non vi è più, i cambiamenti sono stati radicali e difficilmente potrà tornare quel tipo di comunicazione e approccio che l'avevano resa così unica e speciale nel panorama videoludico. Questa personalmente è la pecca maggiore che si nota immediatamente da questi eventi, imparagonabili a quelli del passato da tutti i punti di vista.

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