Che fine ha fatto la cara vecchia BioWare?
- il_Daimon

- 18 ott 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 19 ott 2021
Lo studio che ha dato vita a dei pilastri del genere ruolistico, entranti nella storia di questo medium, sembra che sia precipitato in un vortice di disperazione dopo i due titoli fallimentari, Anthem e Mass Effect: Andromeda. Potrà mai tornare ai vecchi fasti?

ANALISI:

BioWare è una software house storica del mondo videoludico, fondata nel 1995, ha avuto sempre come obiettivo quello di creare dei videogiochi basati prevalentemente sullo sviluppo della storia. Ha realizzato mostri sacri come Baldur’s Gate, come Neverwinter Nights e molto altro. Ciò che spicca nei loro titoli è la componente narrativa, basata in genere sulle scelte degli utenti, che modellano non solo il carattere del PG, ma tutto il mondo di gioco, portando a delle conseguenze estremamente rilevanti. Questo tipo di narrazione e di sviluppo della trama, ha fatto scuola; rende la maggior parte dei loro titoli altamente rigiocabili, dato che vi è la possibilità di sbloccare dialoghi, missioni e personaggi. Come nel caso di Mass Effect, senza ombra di dubbio uno dei migliori videogiochi sci-fi, basato sulle scelte morali, con tre possibilità: percorrere la strada dell’Eroe compiendo delle scelte teoricamente giuste e pregne di un senso di giustizia; la strada del Rinnegato caratterizzata dall’intimidazione e dalla paura e infine quella Neutrale. In questo modo non solo diventa molto più interessante vivere nuovamente l’esperienza scegliendo una strada diversa, ma soprattutto si può “ruolare”, come in D&D, il PG più volte cambiando totalmente anche le stesse relazioni con gli altri personaggi.

Proprio queste ultime sono speciali nei titoli BioWare. I personaggi creati dal team canadese infatti sono sempre ben caratterizzati, molto profondi, e raramente deludono. Alcuni di questi sono indimenticabili, come Alistair e Morrigan nella saga di Dragon Age, o come Garrus e Jack in Mass Effect; le relazioni che possono nascere e che si possono sviluppare nel corso delle ore di gioco sono anch’esse memorabili, relazioni di qualsiasi tipo, amichevoli o amorose, testimoniano una bravura nella scrittura e una cura per ogni tipo di dettaglio quasi unica in questo medium. Tutto ciò è poco presente nelle ultime fatiche dello studio canadese, nonostante non consideri per nulla un brutto gioco Mass Effect: Andromeda, a parte il lato tecnico e in particolar modo le animazioni talmente brutte da essere ingiustificabili, non riesce ad avere una sua identità ben precisa, il lato che sinceramente ho meno apprezzato, per non parlare del progetto disastroso di Anthem, un’ottima idea realizzata nel peggiore dei modi.

Difficile capire da cosa derivi questa discesa nel baratro da parte di uno studio così talentuoso e ricco di esperienza. Da un lato i problemi derivano dal motore grafico, il Frostbite, non certamente nato per essere un motore per giochi di questa tipologia, i problemi sono subito chiari e palesi in Andromeda e in Dragon Age: Inquisition, eppure quest’ultimo non è per niente deludente, grazie ha una scrittura sopraffina e ad un serie di personaggi meravigliosi e fondamentali per lo sviluppo della saga. Il lato veramente carente è proprio la caratterizzazione del mondo di gioco e di tutti gli aspetti narrativi che plasmano un’identità in grado di sopravvivere alle obsolescenze tecniche; un gioco come Dragon Age: Origins difficilmente verrà dimenticato, per la sua importanza e bellezza, per la lore magnificamente delineata, a differenza di Anthem, se non per le gravi brutture.

La soluzione non va ricercata neanche nel rievocare le vecchie glorie tramite dei Remake, come nel caso di Star Wars: Knights of the Old Republic, sviluppato tra l’altro da un altro studio e non da BioWare, ma nel creare nuovamente opere indimenticabili superando le criticità che hanno segnato negli ultimi anni questo studio, magari con nuovi espedienti narrativi o anche di gameplay, anch’esso fondamentale nelle prime opere e poi invece semplificato già nel 2011 con Dragon Age II.





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