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The Game Awards

L’evento di premiazione più importante e seguito dell’industria videoludica.


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I The Game Awards nascono nel 2014 da un’idea di Geoff Keighley, un giornalista canadese che per anni ha presentato gli Spike Video Game Awards conosciuti anche come i VGA. Keighley è uno dei giornalisti più attivi nell’ambiente videoludico, infatti ha condotto anche altri eventi oltre ai TGA. Un personaggio noto, ma non amato da tutti, anzi spesso è stato criticato ed è stato al centro di polemiche, soprattutto per la sua spasmodica voglia di generare hype nello stile tipico statunitense, e nelle sue reazioni molto esagerate. In genere la premiazione avviene a fine anno, nel mese di Dicembre.


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Ciò che rende peculiari i TGA è la sua doppia natura: da un lato vi è la premiazione e dall’altro l’annuncio di nuovi titoli o di World Premiere. Da una buona parte del pubblico i TGA sono seguiti sono per gli annunci, e non invece per quello che dovrebbe teoricamente essere il focus principale, ovvero i premi, che sembrano in parte essere snobbati dagli stessi organizzatori, dato che alcune premiazioni non sono neanche mostrate e non viene dato nessun peso ad alcune categorie. Una scelta molto discutibile, anche se parzialmente comprensibile, poiché la maggior parte del pubblico non dà un reale valore ai premi e questo è determinato anche dalle nomination e dalle categorie insensate, basti pensare a quelle di quest’anno.


Le sei opere che sono state nominate per vincere il titolo di miglior gioco dell’anno, hanno mostrato le debolezze e le incertezze che hanno contraddistinto gli anni passati. Nello specifico i giochi in questione sono: Deathloop, It Takes Two, Metroid Dread, Psychonauts 2, Ratchet & Clank: Rift Apart e Resident Evil Village. Leggendo solamente i titoli si può comprendere l’inghippo; alcuni di questi sono stati nominati esclusivamente per la popolarità, senza tenere in considerazione giochi più meritevoli che avrebbero potuto lanciare anche un segnale positivo, pensate a Forza Horizon 5 o a Returnal, entrambi appartengono a generi spesso ritenuti minori senza un reale motivo. È davvero corretto ritenere un single player story driven migliore di un racing game o di un roguelike? E se si, in base a quali considerazioni?


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Ciò che più mi stupisce è la mancanza di una giuria. La scelta di far votare le varie testate giornalistiche videoludiche non rende i voti più “oggettivi”, non fa altro che mettere sul podio i giochi più gettonati e conosciuti. Una giuria selezionata, non numerosa, di esperti e anche di alcuni sviluppatori, creatori e autori di videogiochi avrebbe non solo più senso, ma potrebbe anche dare spazio a quei capolavori o perle nascoste da sempre ignorati. Quello che dovrebbe spiccare in un evento del genere sono le qualità di questo medium, non la popolarità; nel suo essere anche una celebrazione del videogioco non può mancare una componente così essenziale e importante.


Aggiungo che lo stile comunicativo che ricalca gli Oscar non è adatto a questo tipo di pubblico come non servono gli attori e le attrici di Hollywood per dare prestigio a un evento o per cercare di attirare un altro tipo di pubblico distante da questa industria.


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I TGA però hanno anche degli aspetti positivi, uno di questi è che vuole essere semplicemente uno spazio importante per i publisher e per i piccoli studi indipendenti per mostrare i loro progetti. In sostanza dà l'opportunità un po’ a tutti di avere molta visibilità, che sia Microsoft, Sony, Nintendo o una realtà indie. Questa sua volontà non può che essere apprezzata, magari con una durata più contenuta e un ritmo migliore il tutto risulterebbe più fluido e spettacolare. Per essere apprezzati dal grande pubblico e per avere più rilevanza, i Game Awards non devono essere una sorta di “creatura” multiforme, un ibrido mal riuscito, basterebbe seguire coraggiosamente un’unica direzione, assumere solamente una forma, per renderlo un appuntamento fisso per tutti gli appassionati, ovviamente se ben ideato.


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Per concludere, le valutazioni soggettive, oltre che imprescindibili, sono sempre migliori di quelle che cercano di accontentare la maggior parte degli utenti, rincorrendo un’oggettività impossibile da raggiungere; la soggettività dovrebbe essere alla base di ogni cerimonia di questo tipo, se si vuole dare importanza e credibilità a un premio.

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