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Al di là delle montagne (2015) di Jia Zhangke

Aggiornamento: 22 ott 2021

Una fotografia poetica e matura della Cina del passato, del presente e del futuro accessibile allo spettatore occidentale, che rappresenta il “C’era una volta in America” del suo cinema.



Trama:


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Cina, fine del XX secolo. Tao è una ragazza di Fenyang corteggiata e contesa dai suoi due più cari amici, Liangzi e Zhang, che sceglie di sposare il secondo, quello ricco e dall’avvenire più promettente. I due avranno un figlio chiamato Dollar. 2014. Tao ha divorziato e Dollar vive insieme al padre divenuto straricco a Shangai. Il bambino torna dalla madre per il funerale del nonno. Australia, 2025. Dollar parla a malapena il cinese, e Zhang, il padre, non parla l’inglese. Dollar dovrà ricorrere ad un interprete per dialogare con il padre.


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Analisi:


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Al di là delle montagne, in originale “Mountains May Depart” (maggiormente attinente alla vicenda), è un film, di genere drammatico, che narra di una storia familiare e al contempo di un quarto di secolo di storia cinese, affrontando le tematiche tipiche del regista: perdita della storicità, perdita dei rapporti umani, perdita della cultura a causa della globalizzazione.


La straordinarietà dell’opera di Zhangke sta nella lucidità, nonché nella grande coerenza etica e tematica, attraverso la quale il regista offre un ritratto sociale e realista del suo paese. Le domande che animano il regista per l’intero film sono essenzialmente due: Chi sono i cinesi? Cosa vogliono diventare? Le risposte giungono puntuali e cristalline, non lasciando adito ad altre interpretazioni; i personaggi della pellicola, allegoria dei cinesi, inseguono un futuro che è già ineluttabilmente passato, vivendo eternamente incatenati al presente in un loop che li sconfigge quotidianamente e che provoca la perdita di tutto: dell’amore, del denaro, della lingua, della salute e della propria terra.


Tao, che diventa simbolo della Cina di fine 900, decide di sposare l’uomo più ricco e pronto ad investire, rappresentazione del capitalismo e delle sue logiche. Dollar, concessione estremamente didascalica di Jia, diviene alter ego della nuova Cina che ha perso la memoria del suo passato, della sua cultura, della sua lingua nonché il nome della madre-Cina. Insomma, la critica e la disamina di Zhangke è carica di angoscia e non lascia fugare alcun dubbio.



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La regia perturbante di Zhangke mette in scena tre episodi estremamente coinvolgenti, ognuno dei quali ambientato in un tempo diverso e raccontato con uno stile diverso: si passa, infatti, dal 4:3 dell’inizio al widescreen dell’ultimo episodio. Al di là delle montagne è un film sul tempo che vive di numerose metamorfosi visive e tematiche.


L’opera di Jia è un film semi-documentaristico che merita moltissima attenzione, che fa comprendere come la modernizzazione, la globalizzazione e l’esponenziale crescita economica stiano intaccando pericolosamente l’identità della Cina. Il C’era una volta in America made in China, che racconta la fine e l’inizio di una nuova epoca tramite uno sguardo nostalgico del passato e critico del futuro.


“Le montagne possono partire”, traduzione del titolo originale della pellicola, è un antico proverbio cinese sull’amicizia, che qui si riferisce alla Cina, e in particolare al popolo cinese, che, come la montagne, sono destinati a spostarsi contro natura. Lo strappo che ne consegue è violento ed improvviso, la perdita della memoria e della cultura identitaria diventano sradicamento e rinuncia.


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I personaggi dell’opera sono profondamente indimenticabili, come quelli dei migliori romanzi dell’800, empatizzi, soffri, gioisci con loro. I temi musicali che accompagnano le loro vicende, sono l’azzeccatissima “Go West” dei Pet Shop Boys, che apre e chiude il film, e Take Car di Sally Yeh, cantante cinese di Hong Kong.


Con il film di Jia assistiamo ad una sorta di Neo-realismo orientale che apre un dibattito pure in occidente. La modernità in oriente non si traduce immediatamente in progresso, anzi l’opera di Zhangke è imperversata da un pessimismo di fondo, per cui la Cina sta perdendo e rinunciando alla sua tradizione millenaria, snaturata dalle logiche del globalismo e dalle regole della competizione economica.


Per concludere, Al di là delle montagne è un’opera che va assolutamente vista, una pellicola strabiliante che rappresenta una delle summe del maestro cinese.


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Curiosità:


Il film è stato presentato al 68º Festival di Cannes. È stato, inoltre, selezionato per partecipare al Toronto Film Festival del 2015.

Ha vinto alcuni premi, tra cui la miglior sceneggiatura 2016 all’Asian film Awards.


Voto: 8.5


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