Diamanti grezzi (2019) dei fratelli Safdie
- Il Cinepugno

- 21 dic 2021
- Tempo di lettura: 2 min
La tragica ed ansiogena storia di un frenetico ed impacciato gioielliere specializzato in diamanti.
Trama:
Howard Ratner (Adam Sandler) è un affermato gioielliere di Manhattan con una grande passione per le scommesse e un’inclinazione naturale nel perderle. A causa di queste rischiosissime scommesse, che potrebbero però garantirgli vincite colossali, Howard si trova costretto a dover tenere sotto controllo la vita familiare e professionale mentre cerca di far fronte ad alcuni debiti ingenti, tra i quali quelli con il cognato Aron accompagnato sempre dai suoi pericolosi galoppini.

Analisi:
L’ultima fatica dei fratelli Safdie, in originale “Uncut Gems”, prodotto dal mitico regista della New Hollywood Martin Scorsese, è un film frenetico, ansiogeno, coinvolgente ed emozionante. Adam Sandler, che offre una performance attoriale di assoluto livello, giganteggia nella parte di un gioielliere ebreo scommettitore e truffatore braccato dagli strozzini, che cerca di dimenarsi in cerca di riscatto, la sua personale rivincita sul mondo e nella vita.

Fin dall’inizio della pellicola l’elemento claustrofobico diventa perno centrale dell’opera, attraverso una regia nervosa che segue/insegue passo dopo passo i movimenti di un inarrestabile Adam Sandler, acconciato per l’occasione con occhiali e pizzetto. La prima scena, infatti, è girata all’interno della gioielleria di Howard, spazio vitale e professionale del medesimo sempre affollato e preso d’assedio da numerose persone, tra cui anche Julia la su bellissima amante.

Il nostro è un commerciante nato, tutta la sua vita è commercio; si barcamena freneticamente per la città in cerca di un affare che gli faccia svoltare la vita, sebbene abbia già guadagnato molto e goda di una vita più che agiata. Ma ciò non basta ad Howard, lui vuole vivere in una perenne montagna russa, vuole colare a picco per poi rialzarsi. La scommessa è la sua ragione di vita.

Inoltre, Howard non smette mai di parlare, si agita tra telefonate e fughe, ma non smette mai di cadere, se lo spogliano lui si riveste, se sbaglia un affare ne tenta un altro. Il suo personaggio, insomma, è un perdente che ha deciso di perdere, e per questo è difficile non empatizzare con la sua umanità e la sua follia.
I fratelli Safdie riescono a confezionare un’opera nervosa, tesa per tutta la durata della pellicola, ben 2 ore e un quarto, tramite una regia mozzafiato e una fotografia granulosa che rendono il film sporco come le migliori pellicole della New Hollywood. Il montaggio è altrettanto veloce e nervoso mentre la colonna sonora di Daniel Lopatin è estremamente elettrica.
Per concludere, l’opera, che rappresenta in maniera angosciante lo stato emotivo del suo protagonista, è una delle migliori del decennio scorso e merita assolutamente una visione.




Commenti