Ghost in the Shell (1995) di Mamoru Oshii
- Il Cinepugno

- 13 set 2021
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 22 ott 2021
Uno dei principali esempi del cinema d'animazione nipponico. Una pietra miliare della fantascienza Cyberpunk che ha anticipato le tematiche di "Matrix".
TRAMA:
Tokyo, 2029. La rivoluzione digitale ha invaso il mondo, le reti telematiche controllano l’intero sistema economico e di produzione, gli Hakers informatici sono una risorsa necessaria sia per le forze di polizia che per le organizzazioni criminali, gli agenti informatici sono indispensabili alle grandi potenze mondiali. I Cyborgs, che hanno superato i limiti e le debolezze fisiche degli esseri umani, si sono imposti come modello assoluto di efficienza, grazie al loro essere bionici, in qualunque settore della vita quotidiana, una versione migliorata e ultimata degli androidi, poiché mantengono l’anima e lo spirito (Ghost) della specie umana.

ANALISI:
Ghost in the Shell è così grande e potente come film che anche le sorelle Wachowski, Lana e Lilly, lo hanno omaggiato nella più celebre delle loro opere, “Matrix” del 1999, nell’altrettanto indelebile scena d’apertura della cascata di kanji (i logogrammi giapponesi), di numeretti in Ghost in the Shell; inoltre, ne hanno tratto spunto per altre diverse soluzioni visive. Le sorelle Wachowski hanno, infatti, mostrato Ghost in the Shell a Joel Silver, il produttore cinematografico di Matrix, dicendogli di voler creare qualcosa di simile, dal retrogusto Cyberpunk, dove il controllo mentale e la fitta ed estesa rete informatica avrebbero costituito i pilastri fondamentali della pellicola. Ghost in the Shell è la trasposizione cinematografica dell’omonimo manga di Masamune Shirow, affidata al geniale regista nipponico Mamoru Oshii, reduce del successo di “Patlabor”, insieme all’importante nome di Kazunori Ito alla sceneggiatura, già al lavoro con Oshii proprio su Patlabor. A differenza dell’opera manga, tuttavia, il lungometraggio d’animazione di Mamoru Oshii ha una vena profondamente più filosofica e meno comica, anzi di questa componente il film ne è completamente scevro. Il ritmo solenne e compassato di Ghost in the Shell rendono il film molto intimista, sospeso ciberneticamente; in tal senso, la magnifica musica di Kenji Kawai, geniale compositore della colonna sonora del film, di nautra ambient ed elettronica, dall’atmosfera corale e parareligiosa accentuano il ritmo lento e solenne della pellicola.

Magnifica e intensa la sequenza dei titoli di testa, in cui dopo aver mostrato il perfetto involucro di carne e di materiale bionico del maggiore Kusanagi, la medesima salta nel vuoto per poi attivare la propria capacità di rendersi invisibile, grazie alla tuta indossata, e cominciare la sua personale missione. Una scena incredibile accompagnata da una musica sospesa di Kenji Kawai, che farà da perno alla colonna sonora dell’intero film, ritornando più volte con differenti variazioni sul tema. L’opera ha una natura riflessiva e liquida, nel senso che vi è una costante immersione nel mare informatico, che giustificano un musica lieve e compassata anche nelle sequenze più thriller ed action.
Emblematica è la scena finale, in cui avviene lo scontro definitivo, dove un tema musicale lieve come “Floating Museum” sottolinea quel senso di liquidità di cui sopra. Ghost in the Shell è un’opera complessa, caratterizzata da riflessioni di stampo religioso-filosofico, che è stata presentata nella prestigiosa Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 1995. Il film è ambientato in un futuro cibernetico e Cyberpunk alla stessa stregua di Blade Runner di Ridley Scott, e dell’altro capolavoro dell’animazione giapponese Akira di Otomo. Per converso, se Blade Runner si concentra soprattutto sulla coscienza di se stessi e sulla ricerca e, contestualmente, scoperta di un’identità, in Ghost in the Shell il maggiore è pienamente consapevole della sua individualità, del suo essere isolata, di essere legata indissolubilmente al suo corpo, al suo involucro, al cui interno vi è il suo spirito, l’anima, o come viene chiamato all’interno della pellicola, il suo Ghost.
È altrettanto conscia che abbandonando il suo corpo potrebbe essere condotta a essere qualcosa di diverso, di nuovo, di addirittura definitivo, di diventare, in parole povere, una parte del tutto. In Ghost in the Shell l’essere umano, come lo conosciamo noi, è in via d’estinzione, una nuova razza è all’orizzonte, un essere bionico sviluppatosi grazie al processo tecnologico e allo sviluppo di una vastissima rete informatica alla quale chiunque può accedervi. Una nuova carne, citando il maestro del body-horror David Cronenberg, un nuovo tipo di cervello, quello cibernetico, Cyborgs che comunicano tra di loro anche tramite l’esclusivo uso del pensiero. Ghost in the Shell è un’immersione continua in un mondo nuovo, verso il quale si getta a capofitto Kusanagi (emblematica la sequenza del salto nel vuoto) per diventare la versione ultimata di un essere vivente innovativo, tramite una fusione che le permetta di far parte di qualcosa di più grande, senza confini. Il Burattinaio o Marionettista, è un Hacker, ma non nel senso più semplicistico e riduttivo di criminale informatico, bensì inteso come un’entità che intende superare gli ostacoli e le limitazioni davanti a sé. Il suo scopo principale, non è raggirare i sistemi informatici, ma conoscere kusanagi affinché i loro spiriti, Ghost, possano fondersi l’uno con l’altro in una fusione liquida, per dare vita ad una nuova entità. A seguito dello scontro deflagrante del finale, infatti, Kusanagi si libera del suo spirito e del suo futile involucro per fondersi e far nascere un nuovo essere che ha di fronte a sè una rete vasta e infinita da esplorare. Per concludere, tutti questi elementi fanno di Ghost in the Shell un capolavoro indiscusso dell’animazione nipponica e mondiale, una pietra miliare della settima arte.

CURIOSITÀ:
La natura sessuale del maggiore è incerta, nel film non trapela se è un personaggio LGBT, ma nel manga e anche nelle serie anime, connesse al film, sembrerebbe che Kusanagi possa essere considerato come un personaggio bisessuale. Di Ghost in the Shell esiste una versione più nuova denominata 2.0. in cui sono state apportate alcune modifiche grafiche che piuttosto che migliorarne la visione la peggiorano. Esistono, come accennato sopra, diverse serie anime legate al film di Oshii, oltre ad un seguito filmico diretto, Ghost in the Shell 2: Innocence, di cui si consiglia la visione, vi sono alcune serie anime prequel ed altre che costituiscono dei seguiti.




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