I videogiochi possono essere politici
- il_Daimon

- 11 nov 2021
- Tempo di lettura: 4 min
Non sono molti i videogiochi che trattano i temi politici e sociali, Life is Strange 2 non solo è uno dei pochi, ma riesce anche ad affrontare queste tematiche schiettamente e in modo autentico.

Life is Strange 2 è un’avventura grafica divisa in cinque episodi, basata sulle scelte che danno forma alla storia dei due fratelli Diaz, Sean (16 anni) e Daniel (9 anni). I due vivono nella città di Seattle insieme al padre, la madre invece ha abbandonato la famiglia. Mentre Sean parla con la sua amica Lyla, vede dalla finestra Daniel strattonato dal loro vicino di casa, Brett, intervenendo la situazione precipita nel caos. Brett viene ferito, e un poliziotto passando lì vicino, allarmato, intercede entrando subito nel panico, non sapendo gestire il tutto. Dopodiché il padre (Esteban) di Sean e Daniel cerca di calmare il poliziotto, che ormai ha perso il controllo e spara al padre dei due fratelli. D’un tratto Daniel, colto da uno scatto d’ira, uccide l’agente grazie ai suoi poteri telecinetici appena liberati, per poi svenire. Subito dopo Sean prende il fratello e scappa prima che giungano altri poliziotti, e così ha inizio la fuga dei due “lupi”.

L’inizio dell’opera è impattante, cerca di sconvolgere fin da subito gli utenti, come avviene anche nel primo Life is Strange, ma in questo caso ciò che spicca è la crudezza di un evento che non è così lontano dalla realtà, dato che Esteban è messicano e non sono rari i casi negli Stati Uniti di violenze e abusi da parte dei poliziotti nei confronti dei messicani o degli afroamericani. Emerge immediatamente la tendenza del gioco di mettere in scena una grande critica alla società statunitense, del trumpismo e del razzismo sempre crescente e quasi inarrestabile.

Nel corso del viaggio che mira al raggiungimento della libertà, che corrisponde al Messico, i fratelli Diaz vivranno esperienze traumatiche, tra le quali essere catturati da un proprietario razzista di una stazione di servizio che sospetta dei due fratelli, ora ricercati dalla polizia. Grazie all’aiuto di Brody, un giornalista e attivista conosciuto nella stazione di servizio, Sean e Daniel riescono a fuggire. Brody Holloway è un personaggio intrigante, nonostante provenga da una famiglia molto ricca, decide di abbandonarla per dedicarsi a una vita in continuo movimento, viaggiando e vivendo quindi come un vagabondo, applicandosi alla scrittura di storie, articoli e podcast che hanno come scopo quello di protestare e criticare la società odierna statunitense. Anche se assiste direttamente a casi di razzismo mantiene un atteggiamento positivo e ottimistico, credendo di cambiare il mondo in questo modo. È una figura inoltre molto rilevante per Sean, uno dei pochi e autentici amici che incontreranno i due fratelli nel cammino verso il Messico, ma anche una guida quasi spirituale. Brody insomma sembra rappresentare un faro di luce in mezzo a un paese ormai avvolto dalle tenebre, un po' come i poteri di Daniel, un mezzo per abbattere i prepotenti, ma anche un'arma a doppio taglio se mal controllati o usati.

Life is Strange 2 non vuole mostrare velatamente gli episodi di razzismo, ma anzi la violenza e la crudeltà sono volutamente espliciti quasi per colpire con durezza l’utente che sta vivendo quell’esperienza. Una scena memorabile in questo senso è l’incontro di Sean con due individui in un campo mentre si stava recando in Nevada. Questi due lo accuseranno più volte di trovarsi nella loro proprietà, ma dopo aver riconosciuto la sua origine inizieranno anche ad offenderlo; qui viene lasciata la scelta all’utente sul da farsi, ovvero se rispondere a tono o se fare qualsiasi cosa chiedano i due uomini. In entrambi i casi Sean resterà colpito e segnato dall’evento, non vi è una vera via d’uscita, le uniche conseguenze sono o essere malmenato o essere profondamente umiliato. Perché questa scena è memorabile? Per un semplice motivo: l’immediatezza realistica e non artificiosa di un evento breve, ma incisivo, che lascia poco spazio alle considerazioni e genera invece un misto di rabbia e amarezza, una vera e propria sconfitta umana.

L’opera non tocca solo il tema del razzismo, ma fa anche qualcosa di diverso, si inoltra nell’approfondire un tema molto complesso come la ricerca dell’io. Un po’ tutti i personaggi principali sono alla ricerca di loro stessi. Sean e Daniel persi in questa America inospitale e agguerrita non solo perdono le loro certezze e la sicurezza che avevano un tempo, o che almeno credevano di avere, ma anche loro stessi. Gli Stati Uniti sono una sorta di selva oscura priva di qualsiasi luce. Il viaggio è un percorso duro e arduo anche spiritualmente, è più semplice infatti per Daniel, dotato di poteri straordinari e potenzialmente mortali, cadere nella spirale di rabbia e vendetta. Il compito lasciato all’utente consiste proprio nel saper guidare ed educare attraverso Sean un ragazzo che ovviamente vive una crisi sotto tutti gli aspetti. Un compito non facile, ostacolato da personaggi di ogni tipo, come da proprietari di piantagioni illegali di marijuana, o da fanatici religiosi che creano un culto intorno ai poteri di Daniel. Tutto l’episodio incentrato sulla piantagione non è altro che la raffigurazione di una parte della società, composta per la maggior parte dai giovani, che non trova uno spazio in questo mondo occidentale rigido e severo in particolar modo con chi non accetta la convenzionalità. La piantagione è un rifugio dalla realtà, un microcosmo con le sue regole e suoi ordinamenti, un’ancora di salvezza per chi cerca di fuggire dagli obblighi e doveri imposti.

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