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La trilogia di 20th Century Boys

Un’avvincente trilogia tratta dall’omonimo epico manga.



Trama:


Nel 1969 un gruppo di amici composto da Kenji, Occio, Yoshitsune, Maruo, Saburo, Croakki, Mon-Chan e Yukiji, costituiscono una setta per la difesa dell’umanità, ed iniziano ad immaginare quali forme di minaccia dovranno affrontare, dalle armi batteriologiche e enormi robot. Queste ingenue fantasie vengono trascritte da Kenji nel “Libro delle profezie”, un tomo delle elementari. Tuttavia, quelle che erano semplici fantasie infantili si tramutano in una terribile realtà, infatti un profeta che si fa chiamare “L’amico” realizza a poco a poco le catastrofi presenti all’intero del libro. Kenji e i suoi compagni, ormai adulti, dovranno realmente costituire un gruppo per la difesa della terra, e scoprire chi di loro si cela dietro la terribile maschera dell”Amico”.


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Analisi:


Da anni nel paese del Sol Levante si realizzano live action tratti da manga, a volte con successo e altre volte decisamente meno. Tra il 2008 e il 2009 è toccato a 20th Century Boys, il manga di enorme successo di Naoki Urasawa, già mangaka di Monster (edito in Italia da Planet Manga). Nel corso degli anni l’opera è stata da molti definita un vero e proprio capolavoro del fumetto, una vetta irripetibile. Alla luce degli anni trascorsi, cercheremo di analizzare sia l’opera cinematografica che il manga da cui è tratto. La trilogia di 20th Century Boys è un blockbuster giapponese che alterna grandi momenti di azione, drammaticità ed epicità, senza, tuttavia, mai prendersi troppo sul serio. Un’opera equilibrata che mescola diversi generi con armonia, dallo sci-fi al thriller, dal drammatico al comico, e che narra le vicende e le gesta di una miriade di personaggi tutti perfettamente caratterizzati e molto fedeli al fumetto. Personaggi fondamentali ai fini del racconto, perché il manga di provenienza è una sorta di mosaico, che si snoda su tre differenti livelli temporali: passato, presente e futuro, in cui i pezzi ci vengono dati in modo sparso con grande maestria.


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Teoria del complotto, critica alla pericolosità delle sette (che tanto hanno colpito il Giappone dagli anni 90 in poi; sul tema vedasi il bellissimo “Love Exposure” di Sion Sono), tecnologie avveniristiche, una società Orwelliana e amicizie capaci di travalicare il trascorrere del tempo fanno da sfondo a questa immensa e complessa opera. Opera che riflette sull’illusione e la disillusione, da una parte una generazione, quella degli anni settanta, che credeva nel futuro, che viveva immersa nella speranza: dall’Expo di Osaka del 1970, al boom economico e sociale del Giappone, ai primi passi dell’uomo sulla Luna. Dall’altra la generazione degli anni 90, quella che ha vissuto la recessione economica, una società bloccata e depressa. Insomma, Naoki Urasawa mette alla berlina gli umori labili di quel periodo e fotografa con estrema lucidità il Giappone post bellico.

Yukihiko Tsutsumi, d’altro canto, regista del live action, riesce a mostrare e rendere tridimensionale quello che viveva solo su carta con buona abilità, regalando un buon prodotto di intrattenimento. Certo, non raggiunge la grandezza del manga di Urasawa, vera e propria summa del suo pensiero, opera universale e trasversale che riflette anche sulla fragilità dell’uomo, e nella necessità di non abbandonare l’ingenuità e la fanciullezza.

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Una trilogia di ben sette ore che coinvolgono lo spettatore, in un perfetto incrocio di epicità, dramma, critica sociale e comicità. Un blockbuster, che si smuove tra robot giganti, misteriose sette, amicizie incrollabili, passato, presente e futuro, il tutto realizzato con il mix di generi che soltanto i giapponesi riescono a fare.

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