Squid Game (2021)
- il_Daimon

- 25 ott 2021
- Tempo di lettura: 4 min
Una delle serie più viste di sempre di Netflix, un vero e proprio fenomeno globale, che ha superato molteplici record, ma la qualità della serie rispecchia questi numeri così sorprendenti?
Trama:

La serie è ambientata nella Corea del Sud. Il protagonista, Seong Gi-hun, è un uomo che vive in condizioni disperate; senza lavoro, divorziato e sommerso dai debiti, che non riesce minimamente a sanare, a causa delle continue scommesse, accetta infine di partecipare a una serie di giochi tradizionali per bambini per vincere una grande somma di denaro. Dopo aver accettato si ritrova insieme ad altri “giocatori”, anch’essi sommersi dai debiti, in un luogo sconosciuto. All’interno della struttura vi sono numerose guardie vestite di rosso con delle maschere oltre a un personaggio misterioso che gestisce il tutto. Già al primo gioco i partecipanti comprendono bene la crudeltà che li caratterizza, chi perde viene ucciso, ogni morte inoltre aggiunge una quantità considerevole di won per arrivare a un massimo di 45.600.000.000 won. Nella serie non vi è solo il punto di vista dei giocatori, ma anche di un poliziotto, Hwang Jun-ho, infiltratosi nella struttura per cercare il fratello scomparso da anni.

Analisi:

Squid Game, sotto la scia di Parasite e di altre opere cinematografiche sudcoreane, denuncia le gravi condizioni di povertà attuali nella Corea del Sud, nello specifico di alcuni strati della società, che contrasta nettamente con l'eccesiva ricchezza di una parte della società. Lo stato in cui riversa Seong Gi-hun, non rappresenta un caso isolato, ma è un problema più strutturale della società; molti che si trovano nelle stesse condizioni del protagonista sono considerati un po’ come gli scarti della società, non essendo tutelati da nessuno e abbandonati a loro stessi, vivono emarginati senza avere la possibilità di riscattarsi. Sono talmente avviliti da accettare per due volte di partecipare ai giochi mortali, poiché in base alle regole vi è la possibilità di rinunciare alla somma e abbandonare il gioco se la maggioranza dei contendenti vota a favore della rinuncia, ma una volta tornati capiscono che non c’è nessun modo per migliorare la loro situazione, preferiscono insomma rischiare la vita piuttosto che essere soverchiati dai loro problemi economici e non solo, come nel caso di Cho Sang-woo, un vecchio amico di infanzia di Gi-hun ricercato dalla polizia per aver truffato i suoi clienti (probabilmente il personaggio meglio riuscito), o di Jung Ho-yeon, una profuga nordcoreana, che partecipa per far emigrare dalla Corea del Nord sua madre eottenere l’affidamento del fratello, Cheol. E poi vi è il personaggio più enigmatico e particolare a mio parere di Squid Game, ovvero l’anziano Oh Il-nam, affetto da un tumore cerebrale, questi decide di partecipare noncurante della morte, dato che potrebbe perire comunque a causa del tumore, vivendo il gioco diversamente dagli altri, divertendosi. Sdegnato da molti, tranne che dal protagonista, si rivela essere uno dei più abili nel superare i vari giochi, oltre che un compagno molto affidabile.

Questa critica alla società sudcoreana emerge fortemente nei primi episodi della serie, per poi appiattirsi finché non scompare del tutto, divenendo un po’ vaga e mal precisata nel finale, non facendo ben capire quale sia la visione dell’autore e regista. Le motivazioni appaiono molto scontate, e un po’ riviste; l’unico vero colpo di scena nel finale, anch’esso intuibile grazie ai molteplici indizi ben nascosti, non è affatto deludente, purtroppo però non è accompagnato da delle spiegazioni altrettanto ben delineate. Nel corso degli episodi l’attenzione vira esclusivamente nei confronti dei giochi e delle relazioni tra i personaggi, dimenticando di fatto ciò che ha costruito prima. La serie soffre anche a causa di un linguaggio tipico da serie, con tempi morti e scene senza uno scopo preciso, inserite solamente per allungare il tempo, che rendono il ritmo altalenate, tra momenti di tensione e alcuni di nulla assoluto.

Una componente molto importante è la simbologia. Le maschere indossate dai membri dello staff (cerchio, triangolo, quadrato) non sono casuali, ma indicano le funzioni di quest’ultimi, in base all’ordine gerarchico delle formiche. Nello specifico il cerchio indica i membri di rango più basso, ovvero i lavoratori, il triangolo indica le guardie soldato e infine il quadrato i supervisori. In realtà vi sono anche la maschera indossata dal Front Man e quelle indossate dai vip, ovviamente molto sfarzose. Le maschere quindi sembrano avere un valore che va oltre la divisione dei vari membri dello staff; raffigurano in un certo modo la piramide della società sudcoreana, e non solo, ma questo è solamente un dettaglio, su cui si insiste poco se non proprio per nulla; un elemento narrativo molto interessante che poteva avere sicuramente un peso maggiore se meglio definito. Per fare un esempio, i membri dello staff non sembrano tanto diversi dai giocatori, anch’essi, da quel che si può evincere almeno, sono schiavi del “denaro”, tuttavia non sappiamo cosa spinge realmente queste persone a far parte di una “macchina” mortale, all’inizio si potrebbe pensare che siano stati indottrinati, ma così non sembra negli ultimi episodi. Un'altra caratteristica che non riesce ad esprimere il potenziale dell’opera, come gli stessi giochi.

In Squid Game vi sono in tutto sei giochi più il Ddakji che serve per reclutare i vari partecipanti, uno di questi tra l'altro è anticipato dal titolo stesso della serie. Tutti e sei sono giochi per bambini della tradizione sudcoreana, tra cui il Dalgona, incentrato su un biscotto che deve essere ritagliato con un ago, senza romperlo, per dare forma a un triangolo o a una stella etc...oppure il tiro alla fune, o un due tre stella e così via. La particolarità consiste proprio nel fatto che la difficoltà di questi giochi non è molto alta, sono facilmente deducibili le soluzioni, a parte il penultimo. La difficoltà maggiore è data dagli stessi giocatori che si coalizzano per avere più possibilità di superare le varie sfide, oltre che per difendersi anche dagli altri concorrenti. Il problema principale dei giochi è la poca sfida e tensione, se non per la quarta prova per ragioni diverse, la regia certamente non aiuta a creare l’atmosfera giusta, a causa di errori abbastanza grossolani e quasi ingiustificabili, con pochi spunti interessanti. Ciò che invece spicca è la recitazione, il punto di forza della serie, soprattutto di Lee Jung-jae e di Park Hae-soo, e l'estetica molto riconoscibile e identitaria.




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