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Titane (2021) di Julia Ducournau

Un moderno body horror francese che partorisce il cinema del futuro.



Trama:


Alexia è vittima di un terribile incidente d’auto quando è solo una piccola bambina. Ciò, le donerà una placca di titanio in testa che le farà sviluppare un’adorazione anomala per le automobili che la condurranno a lavorare in un saloon di macchine, nonché a farla riempire di rabbia e amore represso che la renderanno un nuovo ed ibrido essere. Per raggiungere l’ultimo stadio della trasformazione però occorrerà che scopra l’elemento più potente al mondo: gli esseri umani.



Analisi:


Titane, il titolo della pellicola di Julia Ducournau, oltre a far riferimento esplicito alla placca di titanio che viene inserita nella testa della piccola Alexia a seguito dell’incidente d’auto che l’ha colpita, si riferisce anche ai Titani della mitologia greca, esseri giganti che precedettero gli dei dell’Olimpo. Infatti, i due protagonisti dell’opera, Alexia appunto, e Vincent – un comandante dei pompieri che ha perduto le tracce del figlio scomparso da dieci anni - vengono presentati dalla giovane regista come esseri sovraumani caratterizzati da un passato e da varie esperienze traumatizzanti che hanno trasformato i loro corpi e la loro mente.


Il punto di partenza dell’opera sta proprio in questo, nella metamorfosi, come nei più classici body horror; allora, l’innovazione del lungometraggio, che ha portato a sviluppare molti dibattiti sulla reale qualità del film, sta nel tipo di narrazione e rappresentazione, che sfugge alla narrazione classica del genere.



Ciò che vuole mostrarci veramente la regista non è la violenza tipica del body horror e del gore, che certamente vi è all’interno del film (attraverso un’estetica che ricorda quella di Cronenberg e di Tsukamoto), né il rapporto tra uomo-macchina, ma piuttosto la vicenda di due reietti, due macchine, che si relazionano tra di loro scoprendo la propria natura umana.


La ormai celebre scena di sesso tra Alexia e la Cadillac fiammeggiante e la conseguente gravidanza di lei è solo un MacGuffin usato col fine di raccontare qualcos’altro, un’utopia familiare e sentimentale.


Il film della Ducournau rifugge da futili e inessenziali psicologismi e moralismi per focalizzarsi sull’incontro di due personaggi violenti e impacciati, una donna-bambina psicopatica e un padre surrogato, che comunicano in maniera sincera attraverso gesti (come il ballo) e con poche parole fino a raggiungere un'epifania nel meraviglioso finale.


Dunque, Titane è un’opera, che pur prendendo ispirazione da un certo tipo di cinema di genere, consiste in una visione molto peculiare e affascinante che non potrà lasciare indifferenti gli spettatori.



Curiosità:


Ha vinto la Palma d'oro al 74º Festival di Cannes.


In Francia, la visione del film è stata vietata ai minori di 16 anni, mentre in Italia è stata vietata ai minori di 18 anni.


Con questo film, Julia Ducournau è diventata la seconda regista donna e la quarta donna a vincere la Palma d’oro a Cannes. La regista Jane Campion ha vinto il premio nel 1993 per Lezioni di piano; le attrici Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos hanno ricevuto la Palma d’Oro per la loro collaborazione con il regista Abdellatif Kechiche in La vita di Adele nel 2013.



Durante l’inizio della cerimonia di chiusura, al presidente della giuria Spike Lee è stato detto in francese di rivelare il “primo premio”, ma ha interpretato erroneamente la frase con il significato di “primo posto”. Di conseguenza, ha rivelato prematuramente che il film aveva vinto la Palma d’oro.


Il film ha ricevuto una standing ovation di 9 minuti dopo la sua prima a Cannes.


Voto: 8

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