Titane (2021) di Julia Ducournau
- Il Cinepugno

- 28 ott 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Un moderno body horror francese che partorisce il cinema del futuro.
Trama:

Alexia è vittima di un terribile incidente d’auto quando è solo una piccola bambina. Ciò, le donerà una placca di titanio in testa che le farà sviluppare un’adorazione anomala per le automobili che la condurranno a lavorare in un saloon di macchine, nonché a farla riempire di rabbia e amore represso che la renderanno un nuovo ed ibrido essere. Per raggiungere l’ultimo stadio della trasformazione però occorrerà che scopra l’elemento più potente al mondo: gli esseri umani.

Analisi:
Titane, il titolo della pellicola di Julia Ducournau, oltre a far riferimento esplicito alla placca di titanio che viene inserita nella testa della piccola Alexia a seguito dell’incidente d’auto che l’ha colpita, si riferisce anche ai Titani della mitologia greca, esseri giganti che precedettero gli dei dell’Olimpo. Infatti, i due protagonisti dell’opera, Alexia appunto, e Vincent – un comandante dei pompieri che ha perduto le tracce del figlio scomparso da dieci anni - vengono presentati dalla giovane regista come esseri sovraumani caratterizzati da un passato e da varie esperienze traumatizzanti che hanno trasformato i loro corpi e la loro mente.
Il punto di partenza dell’opera sta proprio in questo, nella metamorfosi, come nei più classici body horror; allora, l’innovazione del lungometraggio, che ha portato a sviluppare molti dibattiti sulla reale qualità del film, sta nel tipo di narrazione e rappresentazione, che sfugge alla narrazione classica del genere.

Ciò che vuole mostrarci veramente la regista non è la violenza tipica del body horror e del gore, che certamente vi è all’interno del film (attraverso un’estetica che ricorda quella di Cronenberg e di Tsukamoto), né il rapporto tra uomo-macchina, ma piuttosto la vicenda di due reietti, due macchine, che si relazionano tra di loro scoprendo la propria natura umana.
La ormai celebre scena di sesso tra Alexia e la Cadillac fiammeggiante e la conseguente gravidanza di lei è solo un MacGuffin usato col fine di raccontare qualcos’altro, un’utopia familiare e sentimentale.
Il film della Ducournau rifugge da futili e inessenziali psicologismi e moralismi per focalizzarsi sull’incontro di due personaggi violenti e impacciati, una donna-bambina psicopatica e un padre surrogato, che comunicano in maniera sincera attraverso gesti (come il ballo) e con poche parole fino a raggiungere un'epifania nel meraviglioso finale.
Dunque, Titane è un’opera, che pur prendendo ispirazione da un certo tipo di cinema di genere, consiste in una visione molto peculiare e affascinante che non potrà lasciare indifferenti gli spettatori.

Curiosità:
Ha vinto la Palma d'oro al 74º Festival di Cannes.
In Francia, la visione del film è stata vietata ai minori di 16 anni, mentre in Italia è stata vietata ai minori di 18 anni.
Con questo film, Julia Ducournau è diventata la seconda regista donna e la quarta donna a vincere la Palma d’oro a Cannes. La regista Jane Campion ha vinto il premio nel 1993 per Lezioni di piano; le attrici Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos hanno ricevuto la Palma d’Oro per la loro collaborazione con il regista Abdellatif Kechiche in La vita di Adele nel 2013.




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