Twelve Minutes (2021), Luis Antonio
- il_Daimon

- 20 set 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 22 ott 2021
Twelve Minutes è stato uno degli indie più attesi dell’anno, sarà riuscito Luis Antonio a
soddisfare le alte aspettative?
Trama:
Il titolo narra di un uomo, di cui non sappiamo il nome, rimasto incastrato all’interno di un loop. Dopo un intro molto ben riuscita e ad effetto, incentrata su un orologio e sullo scorrere del tempo, che fa intuire fin da subito il ruolo centrale del tempo all’interno del titolo, prenderemo i panni di un uomo che si reca a casa dopo una giornata di lavoro, dove è atteso dalla moglie. Una volta entrato inizia a scoccare l’ora. Dopo aver parlato con la moglie, che rivelerà di aver preparato un dolce e di avere in serbo per il protagonista una sorpresa, potremo muoverci liberamente nella casa e interagire con i vari oggetti. In seguito un presunto poliziotto busserà alla porta, e una volta entrato inizierà ad essere subito aggressivo e violento, ammanettando i due nella casa. Quest’ultimo inoltre non solo accuserà la moglie del protagonista di aver ucciso il padre, ma chiederà anche di un orologio di enorme valore, di cui il protagonista non è a conoscenza, ma che sembra appartenere alla moglie. In questo caso tutte le azioni dell'uomo saranno inutili, perché sarà comunque colpito o strozzato dal poliziotto, ed è proprio in questo momento che il protagonista si renderà conto di essere in un loop, poiché si risveglierà nuovamente all’ingresso della casa e rivivrà esattamente gli stessi minuti. Dopo questi eventi si entra nel vivo del gioco e dello sviluppo narrativo, caratterizzato da una serie interminabile di loop che possono essere interrotti solamente seguendo il sentiero costruito da Luis Antonio. In sostanza lo scopo per concludere l’opera è scoprire la verità sull'omicidio e in questo modo arrivare all’origine del loop per terminarlo. Purtroppo il finale si rivela essere davvero deludente, non riesce ad appagare né a spiegare molto bene il tutto. Personalmente la direzione narrativa mi ha spiazzato e lasciato perplesso, soprattutto nella parte finale, nonostante le basi poste mi avevano notevolmente incuriosito. Si ha l’impressione che tutto nell’epilogo sia accelerato, senza che sia narrato con i modi e i tempi giusti, ma anche le stesse motivazioni del loop non mi hanno convinto del tutto.

Analisi:

Il titolo è un Punta & Clicca, oltre a selezionare gli oggetti e ad interagire con gli altri personaggi, potremo combinare e prendere i vari elementi nella casa. Ciò che possiamo fare in realtà non è molto, o meglio alcune di queste interazioni sono essenzialmente inutili e non provocano nessun effetto concreto, anche le linee di dialogo non sono molte e spesso non portano a nulla o scaturiscono reazioni che rendono impossibile proseguire. Per fare un esempio, nel gioco è possibile prendere una pistola, ma può essere utilizzata solo per far suicidare il protagonista e ripristinare il loop, oppure per uccidere il poliziotto o ,solamente in una determinata situazione e non liberamente, colpirlo su una gamba, ma non può essere utilizzata per minacciare quest’ultimo e magari sbloccare altre linee di dialogo, opzioni e cosi via.

Tutto quindi sembra pilotato, lasciando poca scelta al giocatore, per dirigerlo verso uno dei finali o il finale definitivo, poiché soltanto uno dei finali conclude definitivamente il loop. Oltretutto non sono neanche tanti gli oggetti o le interazioni possibili, a volte le scelte o le azioni più logiche non sono eseguibili o non sono possibili perché non rientrano all’interno dei binari narrativi, e anche in questo caso limitano molto il raggio d’azione dell’utente e rendono il gioco molto meccanico. Dopo infatti aver appreso le varie combinazioni che permettono di proseguire nella storia, il gameplay e il coinvolgimento si riducono sensibilmente, alimentando invece una sensazione di monotonia e poca libertà. Insomma più che risolvere il loop sembra che nel titolo dovremmo osservare e scoprire la storia dei tre personaggi principali, senza risolvere nulla di veramente complesso.

Il lato tecnico non è sicuramente a livello di molti altri indie, le stesse animazioni non sono molte né ben realizzate. Ciò non è neanche accompagnato da un’ottima direzione artistica, nonostante i molteplici richiami e la chiara ispirazione ai film di Kubrick. D’altra parte invece la regia, con le varie inquadrature dall’alto, riesce ad essere molto efficace, ma ciò che risalta maggiormente è il doppiaggio di altissimo livello, che include attori importanti come Willem Dafoe.
Commento:




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